Se guardiamo alle iniziative del governo della destra, dal suo insediamento, e le esternazioni dei ministri della destra, il popolo di centro sinistra è a dir poco sconcertato e fortemente preoccupato.
L’elettore del centro destra ha una visione delle cose, diciamo diversa, ad esempio del livello di rappresentatività all’estero del nostro “ statista”, non gli frega niente. questo dimostra come esistano due comunità mobili, dove si contrappone l’egoismo alla solidarietà, l’uguaglianza al privilegio, la volgarità alla cultura, la rendita al merito, l’anarchia al senso dello stato, il razzismo alla fratellanza. noi del Partito Democratico dobbiamo marcare bene queste differenze e dimostrare con i fatti che stiamo dalla parte più nobile della politica.
Inoltre serve una politica che parla dei problemi della gente, che non sono D'Alema, il caso Villari, il partito liquido o solido. Per essere forza innovatrice non esiste una formula magica, non sono sufficienti le primarie, proviamo magari a fare proposte comprensibili, non per gli intellettuali o gli addetti ai lavori, poniamoci un poco di questione morale, una bella informazione chiara degli indirizzi programmatici che non è scontata, condiamolo con una bella dismissione dell’autocompiacimento, una manciata di accettazione del dissenso come integrazione all’arricchimento della discussione, per finire con la parte più importante che è la capacità di ascolto, soprattutto della pancia dei cittadini.
Ora m’interrogo sull’opportunità di dialogare sulla riforma della giustizia, che sicuramente necessita di un intervento. Ma, dico, proprio adesso che il PD si trova in un momento delicato proprio con riferimento alla giustizia? Poteva essere l’opportunità di dimostrare intanto che i magistrati non sono comunisti, nel frattempo possiamo glissare sulla giustizia dicendo che è un tema importante ma non è il problema prioritario del paese, come invece lo è quello dei salari.
Per superare l’antipolitica, fenomeno che avvantaggia fortemente la destra, dobbiamo dimostrare che siamo migliori della destra, che selezioniamo ad esempio i nostri rappresentanti in base alla loro preparazione e intelligenza anziché rispetto a caratteristiche di docilità e sottomissione.
Pensare che il problema della leadership del PD, sia la soluzione del momento critico in cui versa il partito, ritengo sia un errore politico. Il cambiamento deve venire dal basso, le Primarie sono un inizio, ma non la soluzione, una ritrovata coscienza civile e politica deve accompagnare questo processo di trasformazione.
Il PD è la più grande forza riformista che l’Italia ha visto dal dopoguerra, con enormi potenzialità.
Il popolo del PD è un bellissimo popolo, il 25 ottobre l’ha dimostrato, ora dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e correre, chi pensava a una passeggiata, si è sbagliato di grosso.