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5 marzo 2009
Il PD che vorrei
 




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5 marzo 2009
Il PD che vorrei
 

Il PD che vorrei

Le dimissioni di Veltroni sono giunte inaspettate, tanto da mettere in crisi tutti i dirigenti.

Un congresso a ridosso della campagna elettorale non si può fare, per le primarie mancano le adesioni, facciamo decidere a 1229 delegati su 2800 eletti. Tre giorni, una discussione lampo, e tutto è deciso, un militante, non ha neppure avuto il tempo di pensare.

Se leggiamo i giornali, se navighiamo un poco in internet, possiamo sicuramente pensare che la base del partito preferiva il percorso congressuale subito, o quantomeno una discussione non così compressa nei tempi.

Come segretario di Piombino mi pesa notevolmente non aver avuto il tempo di ascoltare la nostra gente riguardo alle mozioni presentate all’assemblea costituente.

All’assemblea potevano essere discusse le divergenze, fatta un po’ di chiarezza su alcuni temi fondamentali, invece tutti si risparmiano per il congresso, e, a ottobre, la nuova generazione potrebbe nascere già sconfitta.

A ottobre serve una rosa di candidati che porti avanti linee programmatiche chiare, ad esempio sul nucleare, sul biotestamento, sulla laicità, e che la base possa finalmente scegliere. Se cambia il linguaggio, se si stabilisce una diversità vera con la politica del passato, possiamo farcela.

L’alternativa è il populismo dipietrista, oppure un rovinoso ritorno al passato scissionista che condannerebbe il centrosinistra a un’opposizione perdurante.

Restiamo uniti, non bisogna tornare indietro, queste le parole di Veltroni, un uomo che ha chiesto scusa per gli errori commessi, un gesto che, purtroppo, in politica non è consuetudine. Un partito alla ricerca d’identità e valori è un partito che discute, diverso dal partito-padrone, il Pdl. Il PD deve comunque assumersi quelle responsabilità di partito guida, riformista, di centro sinistra, soprattutto in un momento delicato e oscuro come questo.

''Chi arriva a dire che la nostra Carta costituzionale é nata da una filosofia comunista lo fa perché questo é frutto di assenza, di ignoranza”. La Costituzione è nata per unire, mai per dividere, difendere la costituzione è un dovere, la costituzione siamo noi. Sarebbe utile che il presidente del consiglio leggesse le biografie di Enrico De Nicola, Umberto Terracini, e Alcide De Gasperi, potrebbe ricevere lezioni per diventare domani un grande statista. Il partito democratico deve ergersi a sentinella del rispetto di un linguaggio istituzionale rispettoso e corretto, la scelta della meritocrazia rispetto al privilegio, l’opposizione ferrea di un linguaggio che pone tutte le cose legate alla pubblica amministrazione come possibili, basta avere i canali giusti. Non devono esistere i disturbatori del sistema, perché non deve esistere un sistema. Noi del PD dobbiamo essere forti contro chi attacca i valori della costituzione, e altrettanto decisi e distintivi quando c’è poca chiarezza nelle amministrazioni pubbliche. Sarebbe disastrosa per il partito democratico la formula: “ succede a sinistra, succede a destra, succede a tutti”.

Ricordo le bruttissime vicende di Napoli ma ricordo anche Luigi Tommasino, consigliere comunale del PD di Castellammare ucciso dalla camorra perché si opponeva alla cementificazione di quelle zone.

Anche le scelte amministrative devono seguire le finalità del bene pubblico. Dobbiamo resistere alle logiche di parte o di pochi, anche se queste sono poste come determinanti per eventuali alleanze. Alcuni paletti che la nostra amministrazione ha messo come il mantenimento dei beni ambientali, l’attenzione a una risposta di alloggi finalizzata esclusivamente al riuso e non all’utilizzo di nuove superfici, il recupero urbanistico e strategico di aree depresse e non utilizzate, ci pongono in una prospettiva vincente che non deve essere condizionata da facili logiche di un riformismo di facciata.

Quindi, sì al potenziamento di un’industria sempre più a dimensione d’uomo che investe nello sviluppo ma anche nella sostenibilità ambientale, che assume come priorità la riconciliazione con il territorio in una visione di lungo periodo; sì ad una politica di diversificazione ma realistica e tangibile attraverso il porto, la cantieristica e il distretto della nautica; sì ad un sistema viabilistico che sblocchi finalmente questa città da un isolamento che la penalizza eccessivamente; sì ad un arredo urbano che qualifica e rilancia la città e le aree extraurbane in una prospettiva di crescita economica e commerciale legata al turismo; sì, ad un ruolo dei parchi sempre più struttura strategica nella valorizzazione, conservazione e rilancio del territorio.

Un lavoro iniziato da quest’amministrazione con piglio e decisione che deve affinarsi nella prossima legislatura, terminando l’assetto strategico attraverso il primo regolamento urbanistico, per avviare quel potente rilancio economico e strutturale che la città merita. Tutto questo, con il partito democratico, i cittadini e le forze politiche che vorranno dare il loro contributo ad un programma veramente riformista, innovativo, ma soprattutto a dimensione d’uomo.

Ora è il momento del tesseramento, è il momento di radicare il PD nel territorio e far pesare la nostra voce al congresso di ottobre.

Franceschini segretario, la ritengo la soluzione politicamente e oggettivamente migliore.

Ci sono anche i momenti delle scelte difficili e rapide ma, attenzione, non dimentichiamoci la pancia del partito, valutiamo bene come oggi la nostra gente pensa alla politica, come s’informa, quali strumenti usa l’elettore del centrosinistra.

Ora forza Franceschini, avanti per il progetto del partito democratico, un sogno di speranza. Spero, per il bene del partito, che nel percorso possiamo perdere qualche primadonna, la base c’è, noi ci siamo sempre stati.




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18 dicembre 2008
Noi del PD

Se guardiamo alle iniziative del governo della destra, dal suo insediamento, e le esternazioni dei ministri della destra, il popolo di centro sinistra è a dir poco sconcertato e fortemente preoccupato.

L’elettore del centro destra ha una visione delle cose, diciamo diversa, ad esempio del livello di rappresentatività all’estero del nostro “ statista”, non gli frega niente. questo dimostra come esistano due comunità mobili, dove si contrappone l’egoismo alla solidarietà, l’uguaglianza al privilegio, la volgarità alla cultura, la rendita al merito, l’anarchia al senso dello stato, il razzismo alla fratellanza. noi del Partito Democratico dobbiamo marcare bene queste differenze e dimostrare con i fatti che stiamo dalla parte più nobile della politica.

Inoltre serve una politica che parla dei problemi della gente, che non sono D'Alema, il caso Villari, il partito liquido o solido. Per essere forza innovatrice non esiste una formula magica, non sono sufficienti le primarie, proviamo magari a fare proposte comprensibili, non per gli intellettuali o gli addetti ai lavori, poniamoci un poco di questione morale, una bella informazione chiara degli indirizzi programmatici che non è scontata, condiamolo con una bella dismissione dell’autocompiacimento, una manciata di accettazione del dissenso come integrazione all’arricchimento della discussione, per finire con la parte più importante che è la capacità di ascolto, soprattutto della pancia dei cittadini.

Ora m’interrogo sull’opportunità di dialogare sulla riforma della giustizia, che sicuramente necessita di un intervento. Ma, dico, proprio adesso che il PD si trova in un momento delicato proprio con riferimento alla giustizia? Poteva essere l’opportunità di dimostrare intanto che i magistrati non sono comunisti, nel frattempo possiamo glissare sulla giustizia dicendo che è un tema importante ma non è il problema prioritario del paese, come invece lo è quello dei salari.

Per superare l’antipolitica, fenomeno che avvantaggia fortemente la destra, dobbiamo dimostrare che siamo migliori della destra, che selezioniamo ad esempio i nostri rappresentanti in base alla loro preparazione e intelligenza anziché rispetto a caratteristiche di docilità e sottomissione.

Pensare che il problema della leadership del PD, sia la soluzione del momento critico in cui versa il partito, ritengo sia un errore politico. Il cambiamento deve venire dal basso, le Primarie sono un inizio, ma non la soluzione, una ritrovata coscienza civile e politica deve accompagnare questo processo di trasformazione.

Il PD è la più grande forza riformista che l’Italia ha visto dal dopoguerra, con enormi potenzialità.

Il popolo del PD è un bellissimo popolo, il 25 ottobre l’ha dimostrato, ora dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e correre, chi pensava a una passeggiata, si è sbagliato di grosso.


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28 novembre 2008
La social card

Il governo presenta la social card di 40 euro mensili, una spesa di 450 milioni di euro, più gli sconti delle catene commerciali, di cui solo Coop è chiamata a contribuire.

40 euro sono sempre meglio di niente, e di questi tempi non si rifiuta niente, non si può rifiutare.

Mi chiedo perché di fronte ad una situazione di recessione economica evidente, e una difficoltà oggettiva da parte di moltissimi comuni a ottemperare anche alla copertura dei servizi essenziali, si stanzino per gentile concessione del governo, la somma di 700 milioni di euro ai comuni di Catania e di Roma. L’evasione fiscale aumenta, favorita dall’eliminazione delle misure introdotte dal governo Prodi, 6 miliardi di euro da maggio c’è costata questa perla di lungimiranza, si rimpiange un pochino il governo Prodi eh?

Si tagliano i servizi sociali, i trasporti, tutto quello che risponde a “pubblico”, si vuole privatizzare tutto: dall’acqua “ bene primario”, alla sanità, la scuola, si crea un solco sempre più profondo nella distinzione sociale, già dalla nascita.

Mi chiedo: una politica di tagli, è meglio delle tasse? La coperta corta scopre i piedi dei ceti più deboli, non esiste una politica di redistribuzione, si proteggono le corporazioni a scapito del lavoro dipendente, studenti, pensionati. Questa politica di destra penalizza tutta l’economia reale che è in recessione per un’evidente stagnazione dei consumi. “Consumate italiani”, dice il premier, ma i con i soldi di chi? I suoi? Una forte protesta viene dai comuni d’Italia, di destra e di centro sinistra, una politica economica sbagliata per scelta ideologica, la scelta del potere e dell’insofferenza alla democrazia, la politica della negazione dell’evidenza, e del controllo dell’informazione.

Non discuto la cifra, chiaramente esigua della social card e totalmente insufficiente per una programmazione di rilancio dell’economia, ritengo riprovevole distinguere gli indigenti con la tessera del pane. Si poteva trovare una forma meno evidente per questa insignificante distribuzione di misere risorse, una detassazione, un aumento delle pensioni, una crescita delle tredicesime. No! Ti stampo in testa il marchio del povero, pensa l’uomo di centro destra, così la cassiera se lo ricorda bene che non ci hai i soldi per il pane, anzi tuo figlio non lo faccio andare a scuola con il mio, sia mai me lo inquina, però con le tue tasse, “povero”, ci finanzio le scuole private di mio figlio, e il dottore di mio figlio, il tuo va con gli immigrati che sono poveri come te. Mi fa ridere la destra sociale, sociale de che? Direbbero a Roma. Mi fa ridere la Lega Nord, gli hanno detto ai padani che la Sicilia consuma il 48 per cento del proprio bilancio, otto miliardi e mezzo di euro, solo per la sanità? I padani se lo sognano il Federalismo alleati con la Lega Sud, tutto ciò, non è paradossale? Questo governo non ha idee, annaspa negli slogan facili, l’idillio populista dovrà finire con la presa di coscienza di una triste realtà purtroppo, l’opposizione deve essere pronta, soprattutto unita. Piombino, come altre realtà toscane questa crisi la sente tutta, personalmente ritengo che il ceto medio ne pagherà le spese, allora il disastro sociale sarà drammatico per tutti, il Titanic affonda e il governo fa suonare i violini, c’è da piangere.


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28 ottobre 2008
Pd Piombino
www.pdpiombino.it

Il sito dell'Unione Comunale del Partito Democratico di Piombino

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